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Con
le prime invasioni barbariche gli abitanti di Settempeda
incominciarono ad abbandonare la città ed a rifugiarsi
sulle alture vicine, poi si stabilirono definitivamente
sulla vetta del Monte Nero. Le spoglie del Vescovo eletto
Santo, furono nascoste sotto un altare nella chiesa di
Santa Maria della Pieve, solo nel 590 furono portate al
Monte Nero luogo più sicuro e centro più abitato. Qui fu
costruita una chiesa in suo onore, l’attuale Duomo del
Castello e gli abitanti decisero di dedicare al Santo
Vescovo il nome della città.San
Severino era attraversata da un’importante strada,
collegata alla via Flaminia che da Nocera Umbra deviava
verso Numana. Ai piedi del Monte Nero c’era una grande
zona verde, dove oggi c’è la piazza; in questo grande
spazio, finite le invasioni barbariche si fermavano i
mercanti provenienti da Roma e dall’Umbria ed ogni
sabato si svolgeva il mercato settimanale. La
gente scendeva da castelli limitrofi e si riuniva per
comprare e vendere le merci e fare baratti. Gli abitanti
di San Severino, con le industrie e con il commercio che
si erano via via sviluppati diventarono ricchi e
riuscirono a formare il Comune. Il Comune piano piano
s’ingrandì conquistando molti Castelli Vicini,
occorreva ora un Signore, capace di governare. Il Comune
si trasformò quindi in Signoria ed il governo fu affidato
alla famiglia Smeducci e più precisamente a Smeduccio.
Questi, però, nel 1339 fu cacciato da San Severino dai
settempedani perché il suo governo fu ritenuto troppo
duro. Smeduccio nel 1359 riconquistò S. Severino e governò
con il massimo rigore. La famiglia Smeducci regnò fino al
1426 quando le truppe pontifice assediarono la città e
cacciarono gli Smeducci per sempre. |