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Disteso
sul crinale di una collina appartenente al sistema che
separa la valle del Metauro da quella del Cesano,
l’abitato appare oggi come un unico agglomerato
che riunisce l’antico ’castello’ su cui svettano due
slanciate torri campanarie e il lungo borgo con i
fabbricati più recenti. Di origini remote (si è
fantasticato su un antico tempio dedicato al dio Giano),
Orciano esisteva già nel sec. VII quando faceva parte dei
possedimenti dell’esarcato di Ravenna. Dopo alterne
vicende, fu occupato una prima volta dai Malatesta nel
1306 e nuovamente nel 1343 quando Galeotto Malatesta fece
saccheggiare il paese dalle proprie truppe per vendicarsi
della |

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ribellione
di tutte le terre del contado fanese che gli orcianesi
avevano capeggiato. Entrato a far parte del ducato di
Urbino, unitamente al territorio del vicariato di Mondavio,
fu da Guidubaldo II Della Rovere ceduto in feudo nel 1550
al conte Antonio Landriani e successivamente al conte
Prospero Bonarelli a cui fu tolto nel 1574. All’interno
del ’castello’, superato il severo arco di
accesso su cui domina l’alta Torre Civica coronata
da cupolino, sorge la chiesa di S.Maria Nuova, una delle
più belle costruzioni rinascimentali marchigiane, con un
monumentale portale in pietra che una discutibile
tradizione vorrebbe disegnato da Raffaello Sanzio e una
bellissima torre campanaria, ricostruita nel 1492 da
Baccio Pontelli insieme con la chiesa sottostante. Nel
borgo, oltre la chiesa di S.Silvestro, sorge l’ex chiesa
di S.Caterina di cui è in corso l’adattamento a sala
per attività culturali varie. Fa parte del territorio
comunale orcianese l’antico ’castello’ di Montebello
dove sorge, purtroppo largamente manomesso, l’imponente
Palazzo Roveresco, già dimora fortificata dove visse in
volontaria segregazione (1609-1632) Lavinia Della Rovere,
figlia di Guidubaldo II e Vittoria Farnese, vedova di
Alfonso d’Avalos marchese del Vasto. |