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Il
caseggiato si distingue su una collina lungo il crinale
dell’Alto Fermano-Faleriense. Insediato stabilmente fin
dall’epoca romana, il centro del paese risulta infatti
nell’organizzazione territoriale augustea, di cui
s’intuisce ancora parte dell’impianto viario. Nel
Medioevo si costituisce il forte, rubricato come castello
di Guidone a cui in seguito si aggiunse il nome |

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di
un altro castellano, tale Corrado: i due nominativi sono
poi riportati uno dopo l’altro nel dar luogo al
toponimo. Un documento della prima metà del XII secolo dà
atto di questa denominazione: è il tempo in cui Fermo
cerca di contenere la potenza di Spoleto e questo maniero,
la cui comunità si schiera con i Fermani, diventa un
baluardo rilevante per il controllo dell’area tra i
fiumi Tenna e Chienti. Sono diverse, infatti, le volte che
viene conquistato da parte di eserciti contrapposti,
soprattutto negli anni intorno al 1400. A partire dal XVI
secolo l’abitato segue le vicende della vicina
Montegiorgio e della stessa Fermo, nel più ampio scenario
dello Stato Pontificio. A mano a mano il borgo comincia a
svilupparsi al di fuori delle mura quattrocentesche, i cui
resti ora si ritrovano inglobati in costruzioni più
recenti. L’espansione avviene intorno a strutture come
la chiesa di SAN VITO MARTIRE, resa in stile neoclassico,
scenario dell’omonima festa popolare che si tiene a
Giugno. In parecchi degli edifici si presentano elementi
in cotto, in uso già dal ‘500, che li rendono tipici.
La città attuale fa parte dell’area di produzione del
cappello (secondo una tradizione produttiva che risale al
‘700, quando era legata all’impiego della paglia) e
dell’accessoristica metallica (fibbie, targhette,
bottoni, etc.) utilizzata per guarnire nei diversi
comparti della moda. Il tutto configura un’attività
economica dinamica, inserita nei mercati internazionali,
ma caratterizzata dalla piccola dimensione aziendale, che
consente elasticità nelle strategie di realizzazione dei
modelli e della loro efficace commercializzazione. |