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Di
fatto rappresenta l’ultimo colle, tra le valli del
Tronto e del Vibrata, dove, per secoli, finiva la
continuità territoriale marchigiana, prima delle terre
abruzzesi.
I Romani, subentrando ai Piceni, ne sfruttano le
caratteristiche di punto d’osservazione privilegiato
sulle vie che provengono dall’Adriatico. Alcuni degli
antichi ritrovamenti, come statue e vasellame, ne
certificano la presenza in loco.
La tradizione vuole che sia stato lo stesso Carlo Magno a
donare il fortilizio, di pertinenza imperiale, ai Canonici
del Capitolo ascolano: tale appartenenza arriverà
addirittura al 1800, durando quindi circa mille anni.
Inevitabilmente il centro viene coinvolto, con più o meno
danni, in tutti i combattimenti che riguardano questa zona
di confine tra il Papato e il Regno meridionale, dove si
intrecciano anche gli interessi di potentati locali.Il
piccolo castello delle origini |

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viene
ampliato nel XVI secolo, proprio per potenziare il suo
ruolo di baluardo confinario; ne restano però poche
tracce: della Porta Marina è ancora visibile solo il
fornice d’INGRESSO, mentre del circuito delle MURA se ne
conserva ancora un tratto.Nel caseggiato si rilevano
tracce dell’impostazione rinascimentale, quali elementi
in travertino decorato, ad esempio nella Casa Canonica o
in quella del Monte Frumentario. La pietra bianca che
tanto caratterizza l’edilizia dell’area del Tronto,
non poteva certo mancare in questo centro mediano rispetto
alla lunghezza della sua Vallata. |