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Nel
1079 il conte Ugo degli Attoni dona all'Eremo di Camandoli
un appezzamento di terra situato in territorio di Morro
Panicale per costruirvi l'Abbazia di S. Giorgio
(nell'attuale zona di Borghetto nei pressi di Pianello
Vallesina). E' la prima menzione che troviamo in documenti
storici di Morro Panicale (Castelbellino), feudo degli
Attoni, famiglia di stirpe e legge longobarda, che estese
i suoi dominii nei secoli precedenti il Mille dall'Umbria
(Nocera, Gualdo Tadino, Foligno, Todi). Verso il secolo X,
varcato l'Appennino, un suo ramo si affermò nella Marca
anconetana. Il conte Attone |

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ed
i suoi discendenti dominarono nei secoli X-XII su Jesi e
su alcuni castelli a destra dell'Esino, tra cui Morro
Panicale. Nel maggio 1194 il conte Trasmondo di Morro
Panicale, figlio e nipote dei conti di Jesi,
rispettivamente Bisaccione e Gozo, fece atto di
sottomissione al Comune di Jesi. Sottomissione pretesa dal
Comune da poco costituitosi da chi deteneva i diritti
paterni o aviti della città e non solo da parte di
Trasmondo ma anche di quelli di suo figlio Uguccione e
quelli dei figli del defunto fratello Rainaldo. Il
territorio di Morro Panicale si estendeva a gran parte
della zona collinare degli attuali Comuni di Castelbellino,
Monte Roberto e Maiolati Spontini ed alla pianura
sottostante. La sottomissione di Trasmondo fu la prima,
almeno a quanto ci risulta dai documenti pervenutici, di
una serie di sottomissioni-conquiste che nel corso del
Duecento formarono il contado di Jesi, lo
"stato" di Jesi, la circoscrizione
politico-amministrativa protrattasi fino al 1808. A Morro
Panicale seguirono i castelli di Moje e Ripe (vicino a S.
Maria Nuova) distrutti nel 1201; nello stesso anno il
conte Arlotto di Accola (non lontano dal Massaccio)
sottoscrisse un accordo con il Comune di Jesi che 50 anni
dopo si trasformerà in completa sudditanza, con il conte
Corraduccio. Nel 1211 è la volta del castello di
Rovegliano, poi Monsanvito (1216), l'Abbazia di S. Urbano
(1219), Apiro (1227), Sasso (1230), Serra S. Quirico
(1231) e via via tutti gli altri castelli dell'intera
valle. Il contado di Jesi, formato da 16 castelli (Santa
Maria Nuova, Monsano, Belvedere Ostrense, Morro d'Alba, S.
Marcello, Montecarotto, Poggio S. Marcello, Castelplanio,
Rosora, Scisciano, Poggio Cupro, Massaccio, S. Paolo di
Jesi, Maiolati, Monte Roberto e Castelbellino), per più
di 6 secoli fece condividere alla città ed alle comunità
della valle dell'Esino una medesima storia e, legate
com'erano da stretti vincoli di interdipendenza, realizzò
un tessuto di rapporti che ancora oggi non è difficile
non riconoscere. Alla fine del Duecento il castello,
probabilmente accresciutosi, è sede del Plebanatus Murri
o Plebs sancti Blasii et sancte Lucie de Murro Panicalie,
circoscrizione territoriale ecclesiastica molto più
antica che comprendeva il territorio di Castelbellino,
Monte Roberto e Maiolati, il medesimo all'incirca di
quello soggetto all'autorità civile. Nel corso del secolo
XIV Morro Panicale cambiò il nome in Castel Ghibellino:
con molta probabilità esuli da Jesi ghibellini,
rifugiatisi nel castello, vi si insediarono, lo ripararono
e gli diedero il nome del loro gruppo. Una delle prime
volte che troviamo questo nome, Castrum Gebellini, è
nella Descriptio Marchiae del Card. Egidio Albornoz del
1355. |